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RECENSIONE: L'Assassino di Corte  –  R. Hobb (V. 2/3)

Aggiornato il: apr 10


Possono i capitoli finali di un libro ribaltarne il giudizio complessivo?


Questo mi sono chiesto appena terminato di leggere l’ultima pagina del libro L’Assassino di Corte di Robin Hobb.


La lettura di questo secondo tomo è stata molto piacevole, ma, personalmente, l’ho trovato sin dall’inizio poco avvincente, scarno di colpi di scena e povero di ambientazioni.

Gli ultimi capitoli hanno però stravolto questo trend, portandomi letteralmente a divorare le ultime pagine.


I capitoli conclusivi sono spesso ricchi di una suspense e di un’aspettativa che raramente si riscontra nel resto del libro, e questo è chiaramente dovuto al fatto che lì, nelle ultime pagine, tutti i nodi vengono al pettine, tutte le trame, sottotrame e avvenimenti lasciati in sospeso trovano una loro conclusione, sia essa positiva o negativa. È quindi lecito aspettarsi che, a caldo, i giudizi complessivi di un’ opera siano decisamente influenzati dal finale della storia, dove il pathos raggiunge valori altissimi e il destino di persone, luoghi, animali arriva a compimento.


In questo secondo tomo della Trilogia dei Lungavista, la storia si svolge quasi interamente e ancora più che nel primo libro, a Castelcervo, con brevi escursioni nei boschi, su navi e nelle aree limitrofe la capitale, dove il protagonista, fitzChevalier, trova spesso quel conforto e quella spensieratezza impensabili alla corte di re Sagace.


Le prime pagine sono dedicate in parte ad un riassunto del libro precedente, e in parte alla dettagliata descrizione di situazioni ed avvenimenti che nel primo libro erano stati solamente riassunti in poche righe nella pagina conclusiva. In questo modo, chi non avesse letto il primo volume, potrebbe comunque essere a conoscenza dei passati avvenimenti e seguire con interesse le nuove vicende del protagonista.

Questi, legato alla promessa fatta al suo re, servirlo e onorarlo in cambio di una vita condita da istruzione e benessere a corte, si ritrova a dover fronteggiare situazioni difficili e intricate, a prendere decisioni sulla base del suo solo giudizio, guidato unicamente dalla profonda e radicata lealtà verso re Sagace. Sarà proprio questa lealtà incondizionata verso il suo sovrano che lo spingerà a compiere azioni contro il proprio istinto, per le quali si struggerà l’animo ma in nome delle quali sarà pronto a sacrificare, anche inconsapevolmente, tutto ciò che gli è più caro nella vita.


Ma gli intrighi di corte non sono l’unico problema per fitz: anche in questo secondo volume, infatti, i pirati delle navi rosse sono una costante e sempre più forte minaccia per gli abitanti dei Sei Ducati. Veritas e il figlio di Chevalier si ergono così, in modi diversi, a difesa del proprio popolo, pronti a sacrificare la loro incolumità per la salvezza del regno.

I loro sforzi non sono però ripagati e, nonostante alcune vittorie, la situazione dei Sei Ducati diventa sempre più insostenibile. La fine sembra ineluttabile ma una speranza esiste ancora, nella forma del misterioso e mitico popolo degli Antichi, forse custodi di un potere più grande.

È proprio la loro ricerca che costituirà uno snodo fondamentale dell’intera storia; da quel momento in avanti l’intera vicenda assumerà contorni più drammatici, tetri, oscuri, crudeli, segnati da un fato che sembra ormai deciso dove l’Arte e lo Spirito giocheranno un ruolo fondamentale.


Fitz è davvero incapace nell’utilizzo dell’Arte? E lo Spirito, è davvero foriero di una vita condotta alla stregua di un animale? Il giovane sarà costretto ad impararlo a sue spese, in un finale veramente ricco di pathos e di azione, dove probabilmente anche i più scettici verso questo libro si troveranno ad ammetterne le qualità e ad attendere con trepidazione l’ultimo e conclusivo volume.


La Trilogia dei Lungavista è composta da 3 volumi:


  • L’Apprendista Assassino (1995)

  • L’Assassino di Corte (1996)

  • Il Viaggio dell’Assassino (1997)

Valutazione fantasySeries:





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