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RECENSIONE: Zak Elliot e il Libro Del Destino – R. Recchimurzo (V. 1)

Aggiornato il: apr 10


Un libro di recentissima pubblicazione ha attirato la mia curiosità durante l’ultima visita in libreria: un libro dalla lucida copertina e dal titolo affascinante, di un autore a me sconosciuto.

Stiamo parlando di Zak Elliot e il Libro del Destino, il primo volume di quella che si preannuncia essere una saga fantasy composta da diversi capitoli, a cura di Roberto Recchimurzo.

Un aspetto fondamentale di questo libro, impossibile da trascurare, almeno dal mio personale punto di vista, è il target di lettori per i quali è stato concepito, o più semplicemente verso i quali si inclina naturalmente. Ho subito capito, sin dalle prime pagine, che lo stile della narrazione è maggiormente adatto ad un pubblico giovane, discostandosi molto dalla tipologia di libri fantasy che da sempre ho acquistato e letto, più impegnata, impegnativa e cruda. Questo aspetto è da tenere in grande considerazione nel momento in cui si cerca di esporre la propria opinione, poichè, banalmente, quello che può piacere molto ad un ragazzino non è detto che procuri le stesse sensazioni in una persona più adulta.


Detto questo, da dove cominciare? È arrivato il nuovo Harry Potter, Zak, il fratellino italiano di Harry, irrompe sulla scena… no, discorsi di questo genere non mi sono mai piaciuti. Se un libro, un personaggio, vuole essere avvicinabile ai più grandi successi internazionali, deve necessariamente essere in grado di godere di una propria completa autonomia, e di conseguenza i vari accostamenti diventano, a mio avviso, riduttivi e di scarso interesse.


Le vere domande da porsi sono quindi: Zak Elliot è in grado di risplendere di luce propria? Il personaggio è semplicemente una mera imitazione, un goffo tentativo di cavalcare l’onda di entusiasmo generata dal maghetto di Hogwarts, oppure contiene in se elementi che lo caratterizzano profondamente conferendogli la giusta dignità?

Rispondere a queste domande è complesso. Un mix di diversi aspetti sono da tenere in considerazione: l’originalità della storia e dei personaggi, la complessità della trama, i lettori per i quali la storia è pensata e la qualità della narrazione.


Ciò che più mi ha colpito di questo libro è, senza ombra di dubbio, l’originalità della trama.

Devo ammettere che alcuni elementi mi hanno inevitabilmente riportato alla mente altre storie, come ad esempio la torre nera di Lord Velvet e l’oracolo incantato Barbalbero, un albero parlante che non può, nel nome e nei fatti, non richiamare alla memoria il Barbalbero di Tolkien. Nonostante questo, la storia è, a mio avviso, ben impostata e ben organizzata nella sua struttura e contiene elementi di indubbia originalità. La nascita dei gemelli e il loro diverso destino, chi in un mondo e chi in Aldimondo, costituisce senza dubbio un elemento affascinante e intrigante, così come l’incontro fortuito tra Zellus e Zak e il terribile labirinto del tempo, un luogo dove

non vi erano bestie […] di cui aver paura […]. L’unico nemico da temere in quel luogo era il tempo […] che scorreva via con gli stessi passi di chi ci camminava dentro.

Cosa dire invece di Zak Elliot?

Il suo percorso è quello tipico del bravo ragazzo con qualche problema di troppo, che durante l’avventura subisce una maturazione e presa di coscienza del suo ruolo. Se, da una parte, è una storia abbastanza comune, la sua candida bontà e ingenuità lo fanno apparire come l’icona di un certo tipo di gioventù oggi forse più difficile da riscontrare che in passato e questo gli conferisce senza dubbio il giusto status e personalità.

Più in generale ritengo che la storia, senza dubbio meritevole e interessante, avrebbe potuto essere più ricca di dettagli e informazioni, che le avrebbero sicuramente dato maggiore spessore e avrebbero coinvolto ancora di più il lettore. Solo per fare qualche esempio, possiamo nuovamente citare Barbalbero: nel libro lo si descrive semplicemente come l’oracolo incantanto, colui che sa tutto, ma in realtà chi e che cosa è? Perché conosce ogni cosa che accade in Aldimondo? Come fa Zellus a conoscerlo?

E Zoe… chi è? Da dove “spunta fuori”?

E ancora, il male che circonda Lord Velvet che origini ha?

Sono fermamente convinto che l’autore non abbia volutamente inserito nel libro molte di queste informazioni per poi affrontarle nei successivi volumi. Ciò nonostante, a mio avviso, troppi dettagli mancano e se non altro l’autore avrebbe potuto giocare sulla nostra ignoranza per generare maggiore aspettattiva e curiosità in noi lettori.


In definitiva, Zak è un personaggio che merita tutto l’interesse che sta attirando su di se, e la storia, originale e interessante, nonostante forse un po’ carente di dettagli, è probabilmente più adatta ad un pubblico molto giovane.

Incontreremo nuovamente Zak in “Zak Elliot e I Draghi Di Mezzamorte”, scoprendo così se l’autore risponderà alle molteplici domande che ancora ci ronzano nella testa.







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